Il Traghetto di San Tomà
Attraversare il Canal Grande per pochi minuti e vedere Venezia da un’altra prospettiva.
Ogni calle sembrava nuova.
Eppure era sempre la stessa.
Camminava senza ricordare.
Sembrava che ogni passo fosse il primo.
E anche l’ultimo.
Arrivò al traghetto di San Tomà.
Un gondoliere l’aspettava.
Lei salì senza chiedere.
Pagò con una moneta sudata.
La gondola si mosse.
Lenta.
Come Caronte,
ma senza morte.

Attraversare il Canal Grande
Lucia lascia l’atelier e torna nelle calli. Per qualche minuto Venezia smette di essere una sequenza di muri, svolte e campi: davanti a lei si apre il Canal Grande. Non deve cercare un ponte. Le basta raggiungere San Tomà, scendere verso l’acqua e salire su una gondola che non promette una passeggiata, ma semplicemente l’altra riva.
Quando il percorso si interrompe sull’acqua
Camminando a Venezia si finisce per abituarsi al labirinto. Le calli piegano, i sottoporteghi accorciano la visuale, i ponti permettono di continuare senza quasi pensare all’acqua che scorre sotto i piedi. Poi, improvvisamente, il Canal Grande interrompe tutto.
È troppo largo per essere ignorato e abbastanza importante da cambiare la percezione della città. Le facciate si allontanano, lo spazio si apre, il cielo entra nella scena. Per passare dall’altra parte bisogna scegliere: raggiungere uno dei ponti, prendere un vaporetto oppure affidarsi a uno dei traghetti da parada.
Lucia sceglie quest’ultima possibilità. Il gesto è semplice, quasi quotidiano, ma nel romanzo diventa una soglia. Sale, lascia la riva e per un breve istante non appartiene più né al punto da cui proviene né a quello verso cui sta andando.
Il Traghetto di San Tomà, oltre la finzione
Il Traghetto di San Tomà è un servizio reale e ancora attivo di attraversamento del Canal Grande. Lo stazio si trova nel sestiere di San Polo e collega questa riva con la zona di Sant’Angelo, nel sestiere di San Marco.
La distanza è minima. Proprio per questo il traghetto conserva il senso originario del servizio: non portare qualcuno a visitare Venezia, ma permettergli di continuare a vivere la città senza compiere una lunga deviazione.
Il Comune di Venezia lo considera ancora oggi parte del servizio pubblico di gondola attraverso i cosiddetti traghetti da parada: imbarcazioni che collegano punti opposti del Canal Grande là dove non esiste un ponte vicino.
Prima dei ponti, c’erano le barche
Guardando oggi il Canal Grande è facile dimenticare quanto recente sia la rete dei suoi attraversamenti stabili. Per secoli il Ponte di Rialto rimase l’unico collegamento fisso tra le due sponde del grande canale.
Gli altri ponti arrivarono molto più tardi, soprattutto tra Ottocento e Novecento. Fino ad allora la mobilità quotidiana dipendeva in larga parte da barche e traghetti distribuiti lungo le rive.
Il traghetto non era quindi un’esperienza particolare. Era una necessità urbana. L’acqua non separava soltanto: faceva parte della strada, e il gondoliere svolgeva una funzione che oggi potremmo paragonare a quella di un collegamento pubblico tra due quartieri.
Le fraglie dei barcaroli
La tradizione degli attraversamenti è antica. Il Comune di Venezia ricorda come il collegamento tra le sponde opposte del Canal Grande sia stato garantito per secoli dalle fraglie dei barcaroli, le organizzazioni di mestiere legate al trasporto sull’acqua.
Dietro il gesto apparentemente semplice della remata esisteva quindi un sistema professionale: stazi, regole, concessioni, conoscenza delle correnti, turni e un sapere trasmesso da chi viveva il canale come luogo di lavoro.
Questa continuità spiega perché il traghetto di oggi non sembri una rievocazione. Il servizio si è trasformato, ma conserva la stessa idea fondamentale: raggiungere l’altra riva nel modo più diretto possibile.
La gondola da parada
L’imbarcazione del traghetto appartiene alla famiglia della gondola, ma il suo compito è diverso da quello della classica passeggiata turistica. È una gondola da parada, pensata per un servizio di attraversamento rapido e ripetuto.
Il nome rimanda alla funzione dello stazio e della fermata, al gesto di prendere passeggeri su una riva e lasciarli poco dopo su quella opposta. Non occorrono itinerari, spiegazioni o lunghe permanenze a bordo.
La barca deve soprattutto essere stabile, gestibile nel traffico del Canal Grande e adatta a una successione continua di imbarchi e sbarchi. È una gondola che conserva l’eleganza della forma veneziana, ma la mette al servizio della mobilità.
Due gondolieri, un solo movimento
Tradizionalmente il traghetto viene governato da due gondolieri. Uno lavora a poppa, l’altro contribuisce alla conduzione dalla parte opposta, coordinando la manovra durante l’attraversamento e l’avvicinamento alle rive.
Visti da terra, i loro movimenti sembrano semplici. In realtà devono leggere continuamente il canale: traffico dei vaporetti, taxi, imbarcazioni private, moto ondoso, corrente e marea.
Il tragitto è breve proprio perché la tecnica è precisa. La barca si stacca dal pontile, taglia il Canal Grande e si riallinea alla riva opposta con pochi movimenti essenziali.
Un minuto può cambiare la città
La durata dell’attraversamento si misura in pochi minuti, spesso meno del tempo necessario per raggiungere a piedi uno dei ponti vicini. Eppure, nel mezzo del canale, la percezione di Venezia cambia completamente.
Dal livello dell’acqua le facciate dei palazzi non sono più semplicemente edifici ai lati di una strada. Diventano quinte continue, porte d’acqua, finestre sovrapposte, gradini consumati dalla marea.
Si capisce improvvisamente che il Canal Grande non attraversa Venezia: è una delle sue strade principali. La città, vista da una gondola da parada, recupera per un istante la propria logica originaria.
La prospettiva di chi sta in piedi
Una delle immagini più caratteristiche dei traghetti è quella dei passeggeri veneziani che attraversano il Canal Grande rimanendo in piedi.
È una consuetudine legata alla rapidità del servizio: si sale, si trova l’equilibrio, si attraversa e si scende. Chi non è abituato può naturalmente sedersi; la sicurezza viene prima della tradizione.
Ma per chi osserva dalla riva, quelle figure in piedi hanno qualcosa di profondamente veneziano. Non sembrano partecipare a un rito. Stanno semplicemente andando da qualche parte.
Il romanzo incontra l’acqua
Lucia arriva a San Tomà dopo essere uscita dall’atelier e aver attraversato di nuovo il labirinto delle calli. Il traghetto spezza quel movimento orizzontale fatto di svolte e lo sostituisce con una linea quasi diretta: da una riva all’altra.
Per questo il paragone con Caronte funziona senza trasformare la scena in qualcosa di funebre. Il gondoliere conduce oltre un confine, ma la traversata non riguarda la morte. Riguarda un cambiamento di posizione.
Lucia sale con ciò che porta dentro di sé e scende pochi minuti dopo nella stessa città, ma da un’altra parte del Canal Grande. Venezia è ancora Venezia. È il punto di osservazione a essere cambiato.
Una soglia che non ha porte
Nella maggior parte delle città una soglia è un elemento architettonico: una porta, un arco, un ingresso. A Venezia può essere acqua.
Per qualche istante la gondola si trova nel mezzo. Dietro c’è la riva lasciata. Davanti c’è quella che ancora non si è raggiunta. Il passeggero non può accelerare il percorso né tornare indietro con un passo.
Questo spazio sospeso rende il traghetto narrativamente potente pur nella sua semplicità. Non accade quasi nulla, e proprio per questo tutto può essere pensato diversamente.
Oltre il romanzo: una mobilità che resiste
Nel 2025 il Comune di Venezia indicava cinque traghetti da parada attivi nel centro storico: Dogana, Santa Maria del Giglio, San Tomà, Carbon e Santa Sofia.
Il numero ridotto rispetto al passato racconta quanto la città sia cambiata. Nuovi ponti, vaporetti e trasformazioni dei flussi quotidiani hanno reso superflui molti antichi punti di attraversamento.
Ma il fatto che alcuni continuino a funzionare dimostra che non tutto ciò che viene dal passato deve sopravvivere come monumento. Una tradizione può restare viva semplicemente perché è ancora utile.
2025: una nuova barchetta per San Tomà
Nel maggio 2025, nel cantiere di Gianfranco Crea alla Giudecca, è stata varata una nuova barchetta da parada destinata proprio allo stazio di San Tomà.
È un dettaglio piccolo ma significativo. Un servizio antico non continua soltanto perché esiste da secoli: ha bisogno di imbarcazioni, manutenzione, cantieri e artigiani capaci di costruirle ancora.
La storia del traghetto si lega così a quella degli squeri e della carpenteria navale veneziana. Dietro pochi minuti di attraversamento esiste una filiera di competenze che non si vede dalla riva.
Il traffico del Canal Grande
Il traghetto contemporaneo non attraversa più lo stesso Canal Grande della Serenissima. Oggi deve convivere con vaporetti, taxi acquei, imbarcazioni da trasporto e un traffico regolato che rende la manovra molto diversa da quella dei secoli passati.
Eppure l’azione fondamentale è identica: partire da una riva, inserirsi nel flusso dell’acqua e raggiungere quella opposta.
Questa continuità tra gesto antico e città moderna è una delle ragioni per cui San Tomà racconta Venezia meglio di molte scenografie costruite apposta.
Una gondola senza romanticismo obbligatorio
La gondola è diventata uno dei simboli internazionali di Venezia, spesso associata a un’immagine romantica della città. Il traghetto da parada restituisce invece l’imbarcazione a una funzione più elementare: trasportare persone.
Nessun itinerario studiato per mostrare i palazzi, nessuna promessa di esperienza eccezionale. Il valore sta proprio nella normalità.
Per un veneziano può essere una scorciatoia. Per chi visita la città è un’occasione rara: capire che la gondola, prima di essere immagine, è stata per secoli uno strumento della vita urbana.
San Tomà e Sant’Angelo: due rive, due sestieri
Da una parte c’è San Polo, con Campo San Tomà e le calli che riportano verso Frari, San Rocco e Rialto. Dall’altra si arriva nella zona di Sant’Angelo, già nel sestiere di San Marco.
La distanza sull’acqua è minima. A piedi, senza il traghetto, il percorso costringe invece a cercare un ponte e a ridisegnare completamente la traiettoria.
È questa la vera misura del servizio: non quanti metri percorre la gondola, ma quanta città riesce ad accorciare.
L’acqua come cambio di prospettiva
Attraversare il Canal Grande significa abbassare lo sguardo al livello dell’acqua. Per pochi minuti si smette di vedere Venezia come una città di calli e si torna a leggerla come una città di rive.
Le porte d’acqua acquistano senso, gli stazi diventano punti di passaggio, i pali non sembrano più elementi decorativi e le facciate mostrano il motivo per cui sono orientate verso il canale.
Il traghetto non aggiunge nulla al paesaggio. Cambia soltanto il luogo dal quale lo si guarda. Nel romanzo è proprio questo gesto minimo a trasformarsi in una piccola svolta.
Cronologia essenziale
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SerenissimaLe fraglie dei barcaroli Gli attraversamenti tra le rive del Canal Grande vengono assicurati da una rete di traghetti e stazi.
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XVI secoloRialto resta il grande ponte stabile Per secoli il Canal Grande dispone di pochissimi attraversamenti fissi e i traghetti sono indispensabili.
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XIX–XX secoloArrivano nuovi ponti I collegamenti stabili dell’Accademia e degli Scalzi modificano progressivamente la mobilità sul Canal Grande.
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2008Il quarto ponte Il Ponte della Costituzione aggiunge un nuovo attraversamento stabile tra Piazzale Roma e la ferrovia.
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2025Una nuova parada per San Tomà Una nuova barchetta costruita alla Giudecca viene varata per entrare in servizio allo stazio.
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OggiIl servizio continua San Tomà rimane uno dei traghetti da parada attivi per l’attraversamento del Canal Grande.
Traghetto di San Tomà, Venezia
Lo stazio collega il sestiere di San Polo con la zona di Sant’Angelo, sull’altra sponda del Canal Grande.
La gondola tocca l’altra riva e il viaggio sembra già finito. Lucia scende, torna sulla pietra e riprende a camminare. Sono trascorsi soltanto pochi minuti, ma il Canal Grande è ormai alle sue spalle. A Venezia basta attraversare l’acqua perché la stessa città si presenti da un lato diverso: non cambia il luogo, cambia lo sguardo di chi lo attraversa.