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Taccuino

Piazza San Marco

Il cuore monumentale di Venezia, dove il potere, la fede e la vita quotidiana diventano lo sfondo di un cammino condiviso.

Dal romanzo
Uscirono dall’Arsenale, attraversarono il Giardino delle Vergini.
Camminavano senza fretta.

Piazza San Marco li accolse senza fanfare.
Turisti, voci, comitive.

Ma Venezia sembrava in sordina.
Come se qualcuno avesse abbassato il volume.
Avevano addosso la leggerezza di chi non ha ancora deciso se restare o perdersi.

Sebastiano, a tratti, indicava un dettaglio, una facciata.

Non per spiegare.

Per condividere.
— Brano tratto dal romanzo Il tuo gatto è dentro il mio giardino
Piazza San Marco a Venezia
Piazza San Marco, il grande cuore monumentale e quotidiano di Venezia.
Dalle pagine alla città

Il cuore monumentale di Venezia

La Biennale aveva fatto incontrare Beatriz e Sebastiano attraverso l’arte. Ora i due escono dall’Arsenale, attraversano il Giardino delle Vergini e continuano a camminare. Il percorso li porta nel luogo più celebre di Venezia: Piazza San Marco. Eppure il romanzo non la trasforma in una cartolina. La folla rimane sullo sfondo, i monumenti non chiedono attenzione e Sebastiano non assume il ruolo della guida. Indica soltanto qualche dettaglio. Non per spiegare Venezia a Beatriz. Per condividerla con lei.

Cosa accade qui nel romanzo

Uscire dalla Biennale significa abbandonare per qualche momento il linguaggio delle opere, dei padiglioni e degli allestimenti.

Ma Beatriz e Sebastiano non smettono di guardare.

Cambia soltanto ciò che hanno davanti.

Al posto delle installazioni compaiono facciate, colonne, mosaici, portici e il grande spazio di Piazza San Marco.

Venezia stessa diventa l’opera che stanno attraversando.

Dalla Biennale alla Piazza

Il passaggio è perfettamente naturale.

Dall’Arsenale si esce attraverso una parte di Castello nella quale la città conserva ancora il ritmo quotidiano delle calli.

Poi lo spazio comincia ad aprirsi.

La direzione porta verso San Marco, ma nel romanzo l’arrivo non ha niente di trionfale.

La Piazza li accoglie “senza fanfare”.

È forse la descrizione più efficace: il luogo più monumentale della città diventa improvvisamente intimo.

Sebastiano non fa la guida

Sebastiano potrebbe raccontare a Beatriz secoli di storia.

Potrebbe indicare ogni edificio, spiegare ogni facciata, riconoscere ogni dettaglio.

Invece il romanzo sceglie il contrario.

Lui indica soltanto qualcosa, ogni tanto.

Non vuole dimostrare di conoscere Venezia.

Vuole condividere ciò che vede.

È un gesto piccolo che modifica completamente il rapporto tra loro.

Camminare insieme

Camminare è una delle forme più semplici di intimità.

Non obbliga a guardarsi continuamente.

Le persone possono stare una accanto all’altra e lasciare che il paesaggio riempia i silenzi.

Piazza San Marco, paradossalmente, offre proprio questo spazio.

È enorme, pubblica, attraversata da migliaia di persone.

Eppure per Beatriz e Sebastiano può diventare un luogo privato.

Il luogo vero

Piazza San Marco, oltre la finzione

Ci sono luoghi che rappresentano una città e altri che sembrano contenerla interamente.

Piazza San Marco appartiene alla seconda categoria.

Basilica, Palazzo Ducale, Campanile, Torre dell’Orologio e Procuratie non formano soltanto un insieme di edifici celebri.

Raccontano il modo in cui Venezia ha costruito per secoli la propria immagine: fede, potere, rappresentazione, commercio e vita pubblica concentrati nello stesso spazio.

L’unica vera “Piazza” di Venezia

Piazza San Marco è l’unico grande spazio urbano veneziano a portare ufficialmente il nome di piazza.

Gli altri spazi aperti della città sono campi o campielli.

È una eccezione linguistica che racconta una eccezione storica.

Qui si concentravano le principali funzioni simboliche della Repubblica.

Cerimonie, processioni, ambascerie, proclamazioni, incontri e feste pubbliche avevano nella Piazza il proprio grande palcoscenico.

Prima della Piazza

L’area che oggi appare così ordinata non è sempre stata così.

Nei primi secoli esistevano spazi più piccoli, terreni non ancora completamente organizzati e corsi d’acqua che interrompevano ciò che oggi percepiamo come un unico grande ambiente.

La Piazza è il risultato di trasformazioni avvenute nel corso dei secoli.

828: arrivano le reliquie di San Marco

Uno dei momenti decisivi nella trasformazione dell’area è l’arrivo a Venezia, nell’828, delle reliquie dell’evangelista Marco.

Da quel momento San Marco diventa progressivamente il centro religioso e simbolico della città.

La chiesa destinata a custodire le reliquie è strettamente legata al doge e al suo palazzo.

Fede e potere si affacciano quindi sullo stesso spazio.

Il XII secolo e Sebastiano Ziani

Una trasformazione fondamentale avviene nel XII secolo, durante il dogado di Sebastiano Ziani.

L’area viene profondamente riorganizzata.

Il rio Batario viene interrato, lo spazio viene ampliato e la Piazzetta verso il Bacino acquista una forma più monumentale.

Venezia sta costruendo il proprio grande spazio pubblico.

La Basilica di San Marco

La Basilica domina il lato orientale della Piazza.

Cupole, archi, mosaici e marmi costruiscono un’immagine che non appartiene esclusivamente all’Occidente.

Venezia ha sempre guardato verso il Mediterraneo e l’Oriente, e la Basilica rende visibile questa relazione.

Le reliquie di San Marco, portate da Alessandria d’Egitto, trasformano la chiesa nel grande centro spirituale della Repubblica.

La chiesa del doge

Per secoli San Marco è strettamente legata al Palazzo Ducale.

Non è soltanto un luogo di culto.

È parte della rappresentazione del potere veneziano.

Religione e governo non occupano due zone lontane della città.

Condividono lo stesso cuore monumentale.

Una facciata che cambia con la luce

La Basilica non appare mai esattamente nello stesso modo.

La luce modifica i fondi dorati dei mosaici, i marmi e la profondità degli archi.

Al mattino i toni possono sembrare più freddi.

Nel pomeriggio l’oro prende forza.

Con il cielo coperto la facciata diventa più severa.

È una architettura che reagisce continuamente al tempo.

Il Palazzo Ducale

Accanto alla Basilica sorge il Palazzo Ducale, sede del doge e delle principali magistrature della Serenissima.

Le sue origini risalgono al IX secolo, anche se l’edificio attuale è il risultato di trasformazioni, ampliamenti e ricostruzioni succedutisi nel tempo.

Qui si concentrava il cuore politico della Repubblica.

Un palazzo costruito al contrario

L’effetto visivo del Palazzo Ducale rimane sorprendente.

La parte inferiore è aperta, ritmata da colonne e arcate.

Sopra, invece, appare la grande superficie compatta del piano superiore.

La massa sembra quindi poggiare sulla leggerezza.

È quasi un rovesciamento delle regole che ci si aspetterebbe da un edificio destinato al potere.

La Piazzetta e l’acqua

Davanti al Palazzo Ducale si apre la Piazzetta San Marco.

È il passaggio monumentale che collega la Piazza al Bacino.

Le colonne di San Marco e San Todaro segnano la direzione dell’antico ingresso alla città per chi arrivava dall’acqua.

Piazza e Piazzetta appartengono quindi a due nature differenti.

Una guarda verso la città.

L’altra si apre verso la laguna.

Le Procuratie

I lunghi edifici porticati che delimitano la Piazza prendono il nome dai Procuratori di San Marco.

Erano tra le più alte magistrature della Repubblica.

Le Procuratie non funzionano soltanto come edifici.

Sono la vera quinta scenografica della Piazza.

Le loro arcate accompagnano il movimento delle persone e costruiscono il ritmo dello spazio.

Le Procuratie Vecchie

Sul lato settentrionale si sviluppano le Procuratie Vecchie.

La loro ricostruzione appartiene alla prima metà del Cinquecento, tra il 1500 e il 1538.

La sequenza regolare delle arcate accompagna lo sguardo verso la Torre dell’Orologio.

È uno degli elementi che danno alla Piazza la sensazione di una grande scena teatrale.

Le Procuratie Nuove

Sul lato opposto sorgono le Procuratie Nuove.

Vincenzo Scamozzi ne avviò il progetto a partire dal 1582, proseguendo il grande programma di rinnovamento dell’area marciana iniziato da Jacopo Sansovino.

Sotto questi portici la monumentalità convive da secoli con una dimensione molto più quotidiana.

L’Ala Napoleonica

Il lato occidentale della Piazza è chiuso dall’Ala Napoleonica.

Venne realizzata dopo la caduta della Repubblica, nell’area dove sorgeva la chiesa di San Geminiano.

Oggi l’edificio, insieme a parte delle Procuratie Nuove, ospita il Museo Correr.

Anche la Piazza, dunque, porta visibilmente le tracce dei cambiamenti politici che Venezia ha attraversato.

Il Campanile, “el parón de casa”

Il Campanile di San Marco domina la Piazza con i suoi 98,6 metri.

I veneziani lo chiamano familiarmente el parón de casa.

Nel tempo è stato punto di riferimento per chi navigava e segno verticale immediatamente riconoscibile della città.

14 luglio 1902: il crollo

Il 14 luglio 1902 il Campanile crollò su sé stesso.

Fu uno shock per Venezia.

La decisione fu di ricostruirlo com’era e dov’era.

La nuova torre venne inaugurata il 25 aprile 1912, giorno dedicato a San Marco.

La Torre dell’Orologio

Sul lato verso le Mercerie si alza la Torre dell’Orologio.

Il corpo centrale venne costruito tra il 1496 e il 1499 su progetto di Mauro Codussi.

Il quadrante non indica soltanto le ore.

Mostra anche riferimenti al corso del sole, alle fasi lunari e ai segni zodiacali.

Sopra, i Mori colpiscono la campana e scandiscono il tempo della Piazza.

La Piazza non è soltanto monumento

La forza di San Marco nasce anche dalla capacità di mettere insieme solennità e quotidianità.

Sotto le Procuratie si beve, si conversa, si ascolta musica, si aspetta qualcuno e si osserva la folla.

Il potere della Serenissima appartiene alla storia.

I tavolini, i camerieri, i passi e le conversazioni appartengono al presente.

Il Caffè Florian

Il Caffè Florian aprì il 29 dicembre 1720 sotto le Procuratie Nuove.

Il nome originario era Alla Venezia Trionfante.

I veneziani, però, cominciarono presto a chiamarlo con il nome del fondatore, Floriano Francesconi.

Anche questo racconta il carattere della Piazza.

Un luogo monumentale può essere ricordato attraverso una familiarità quasi domestica.

Sedersi cambia la Piazza

Attraversare Piazza San Marco e sedersi in Piazza San Marco sono due esperienze completamente diverse.

Camminando, lo sguardo cerca monumenti e direzioni.

Seduti, si cominciano a osservare le persone.

Camerieri. Piccioni. Bambini. Comitive. Musicisti. Coppie. Persone che aspettano.

Il grande monumento diventa improvvisamente una scena quotidiana.

La Galleria Bevilacqua La Masa

Sotto i portici delle Procuratie Nuove esiste anche una sede espositiva legata all’arte contemporanea: la Galleria della Fondazione Bevilacqua La Masa.

La Fondazione nasce nel 1898 per volontà di Felicita Bevilacqua La Masa.

Il suo progetto era sostenere i giovani artisti, offrendo spazi a chi spesso rimaneva fuori dai circuiti ufficiali.

Nel tempo l’istituzione ha dato spazio anche ad autori destinati a segnare la storia dell’arte italiana.

Dalla Biennale a un’altra arte

Per Beatriz e Sebastiano il passaggio è particolarmente coerente.

Arrivano dalla Biennale, la grande manifestazione internazionale.

E nel cuore più monumentale di Venezia ritrovano ancora uno spazio dedicato all’arte contemporanea.

È come se la giornata non volesse abbandonare quel linguaggio.

L’acqua alta: quando la laguna entra nella Piazza

Piazza San Marco appartiene alle zone più basse della città.

Quando la marea cresce, l’acqua può comparire nei punti più depressi, risalire attraverso il sistema di drenaggio e distendersi progressivamente sui masegni.

La superficie si trasforma in uno specchio.

Arcate, luci e Campanile si riflettono nell’acqua.

È una immagine di grande bellezza, ma anche un promemoria della fragilità della città.

La Piazza cambia con le ore

Piazza San Marco non possiede un solo volto.

All’alba è quasi silenziosa.

A metà giornata si riempie di lingue, fotografie e traiettorie che si incrociano.

Nel tardo pomeriggio le ombre delle Procuratie si allungano e i mosaici della Basilica cambiano intensità.

Di sera, quando le luci si accendono sotto i portici, la Piazza torna a sembrare un grande salone all’aperto.

Il romanzo incontra Piazza San Marco

Il romanzo non utilizza la Piazza per dimostrare quanto Venezia sia bella.

Lo dà quasi per scontato.

La guarda invece attraverso i personaggi.

Sebastiano indica una facciata. Beatriz ascolta. Camminano.

Il monumento rimane immenso.

La scena, però, è fatta di gesti minimi.

La folla protegge

Essere in mezzo a migliaia di persone può sembrare l’opposto dell’intimità.

A volte accade invece il contrario.

Nessuno presta attenzione a due persone che camminano una accanto all’altra.

La folla diventa una forma di anonimato.

Beatriz e Sebastiano possono quindi essere vicini proprio perché sono circondati da tutti.

La città in sordina

Nel brano Venezia sembra “in sordina”.

È una immagine quasi impossibile per Piazza San Marco, normalmente associata a voci, passi, musica e movimento.

Ma il silenzio non appartiene davvero alla Piazza.

Appartiene a loro.

È la percezione di chi, per qualche momento, smette di registrare ciò che accade intorno.

Condividere invece di spiegare

Questa è forse la frase più importante della scena.

Sebastiano indica un dettaglio “non per spiegare. Per condividere”.

Tra le due cose esiste una distanza enorme.

Spiegare mantiene una posizione.

Chi sa e chi ascolta.

Condividere mette invece due persone sullo stesso piano.

È lì che il loro cammino cambia significato.

Oltre il romanzo: la Piazza come teatro della Repubblica

Per secoli Piazza San Marco è stata il grande teatro civile della Serenissima.

Qui la Repubblica metteva in scena sé stessa.

Cerimonie, processioni, visite ufficiali, feste e celebrazioni costruivano una immagine pubblica del potere veneziano.

L’architettura era parte di quella rappresentazione.

Fede e potere nello stesso spazio

La vicinanza tra Basilica e Palazzo Ducale non è casuale.

Rende visibile il rapporto tra la dimensione religiosa e quella politica della Repubblica.

Il doge non doveva attraversare la città per raggiungere il centro spirituale dello Stato.

Era accanto al proprio palazzo.

L’Oriente dentro Venezia

San Marco racconta anche il rapporto secolare di Venezia con l’Oriente.

Le cupole, i mosaici, i marmi e molte soluzioni decorative evocano una città che non si è mai pensata soltanto come occidentale.

Venezia ha costruito la propria identità proprio nel punto di incontro tra mondi differenti.

La Piazza come ingresso alla città

Chi arriva oggi a San Marco spesso raggiunge la Piazza a piedi.

Per secoli, invece, il grande arrivo era dall’acqua.

Il Bacino, la Piazzetta, le colonne e il Palazzo Ducale costruivano il primo grande volto della città.

Venezia si mostrava prima di essere attraversata.

La Piazza oggi

Oggi Piazza San Marco continua a essere uno dei luoghi più riconoscibili al mondo.

Questo successo rischia a volte di trasformarla in una immagine prima ancora che in un luogo.

Ma basta cambiare l’ora, rallentare, guardare sotto i portici o fermarsi qualche minuto per ritrovare la sua natura reale.

La Piazza non è soltanto ciò che viene fotografato.

È ciò che continua ad accadere mentre qualcuno la fotografa.

Cronologia essenziale

  1. 828
    Le reliquie di San Marco L’arrivo delle reliquie dell’evangelista trasforma progressivamente l’area nel centro religioso e simbolico della città.
  2. XII secolo
    La grande trasformazione Durante il dogado di Sebastiano Ziani la Piazza e la Piazzetta vengono ampliate e riorganizzate.
  3. 1496–1499
    La Torre dell’Orologio Viene costruito il corpo centrale progettato da Mauro Codussi.
  4. 1500–1538
    Le Procuratie Vecchie Il lato settentrionale della Piazza assume il ritmo regolare che ancora oggi ne definisce l’aspetto.
  5. Dal 1582
    Le Procuratie Nuove Vincenzo Scamozzi avvia il completamento monumentale del lato meridionale della Piazza.
  6. 1720
    Il Caffè Florian Apre sotto le Procuratie Nuove uno dei caffè storici più celebri d’Europa.
  7. 14 luglio 1902
    Il crollo del Campanile La torre crolla e viene successivamente ricostruita «com’era e dov’era».
  8. 25 aprile 1912
    Il Campanile ritorna La torre ricostruita viene inaugurata nel giorno di San Marco.
  9. Oggi
    Il cuore di Venezia Piazza San Marco continua a unire monumenti, vita quotidiana, arte e migliaia di traiettorie umane.

Piazza San Marco, Venezia

Il cuore monumentale della città: Basilica, Palazzo Ducale, Procuratie, Campanile, Torre dell’Orologio e Piazzetta verso il Bacino.

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Il filo della storia

Alla Biennale, l’arte aveva fatto incontrare Beatriz e Sebastiano. In Piazza San Marco non serve più un’opera tra loro. Camminano nello stesso spazio, osservano le stesse facciate e lasciano che Venezia riempia i silenzi. La Piazza è immensa, la folla continua a passare, ma per qualche momento la città sembra davvero aver abbassato il volume. Sebastiano non spiega più Venezia a Beatriz. Comincia semplicemente a condividerla con lei.

 
Il Taccuino

Ogni luogo raccontato in questa sezione nasce dall’incontro tra la storia documentata e le pagine del romanzo. Non una semplice guida, ma un percorso narrativo nel quale anche il luogo più celebre di Venezia può diventare intimo quando lo si attraversa insieme.

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