Paoluccio Anafesto
Prima di Venezia: tra Oderzo, Eraclea e il mito del primo doge.
Ma prima di seguire le tracce dei personaggi bisogna arretrare di molti secoli, fino a un tempo in cui Venezia non è ancora la città che conosciamo.
Non esiste ancora la Serenissima, Rialto non è ancora il cuore politico della laguna e il titolo di doge appartiene più al futuro che alla storia.
All’inizio ci sono soprattutto acqua e terra, comunità in movimento, isole che diventano rifugio e un nome — Paoluccio Anafesto — sospeso sul confine sottile tra cronaca e leggenda.
È da qui che comincia il viaggio: prima delle pietre di Venezia, dalla necessità di immaginarne una forma e un governo.

Prima che Venezia avesse un nome
Per comprendere la Venezia attraversata dal romanzo bisogna cominciare da una città che ancora non esiste come unità compatta. Tra il V e il VII secolo la pressione delle invasioni e, soprattutto, l’avanzata longobarda intensificano gli spostamenti dalla terraferma verso la laguna. Le isole, già abitate e utilizzate per pesca, saline e commerci locali, diventano sempre più anche luoghi di rifugio, di organizzazione e infine di potere.
Il romanzo incontra le origini
Questa tappa non corrisponde a una singola scena del libro. È la sua soglia. Prima di entrare nei palazzi, attraversare i campi e seguire Sebastiano, Claire e gli altri personaggi, il Taccuino compie un passo indietro: cerca il momento in cui l’acqua smette di essere soltanto un confine e comincia a diventare una forma di città.
È un movimento che appartiene anche al romanzo: ciò che appare stabile, a Venezia, spesso nasce da uno spostamento. Le persone cambiano direzione, i luoghi cambiano funzione, le identità si ricompongono. Alle origini della città accade qualcosa di simile, ma su una scala molto più grande.
Venezia prima di Venezia
Parlare delle origini di Venezia significa rinunciare all’immagine di una fondazione avvenuta in un solo giorno. La città nasce per stratificazioni: piccoli insediamenti lagunari, comunità provenienti dalla terraferma, strutture bizantine, sedi religiose e centri politici che nel tempo si spostano e cambiano peso.
Nel VII secolo il territorio lagunare appartiene ancora alla sfera dell’Impero romano d’Oriente. Dopo la perdita progressiva dei capisaldi bizantini della terraferma, l’organizzazione politica della regione si ricompone nelle zone protette dall’acqua. Prima di Rialto, uno dei centri decisivi di questa geografia è Cittanova Eracliana, l’antica Eraclea.
È qui che il legame con Oderzo diventa concreto. La storiografia collega la fondazione di Eraclea, nel VII secolo, anche all’arrivo di profughi provenienti da Opitergium. Le vicende della città di terraferma e quelle della laguna non sono quindi due storie parallele: per un tratto decisivo diventano la stessa storia.
Le origini del Ducato veneziano
Quando si parla di “luogo vero”, in questa tappa non bisogna immaginare un palazzo ancora in piedi o una piazza perfettamente riconoscibile. Il luogo è un paesaggio politico: l’area di Eraclea, allora intrecciata a canali, terre emerse e zone paludose, nella quale la Venezia marittima organizza una delle sue prime sedi di governo.
Eraclea — Civitas Nova Eracliana — viene tradizionalmente collegata ai profughi di Oderzo e prende il nome dall’imperatore bizantino Eraclio. Tra la fine del VII e l’inizio dell’VIII secolo assume un ruolo di primo piano fra i centri lagunari. È in questo ambiente, non nella Venezia monumentale che nascerà più tardi attorno a Rialto, che le cronache collocano Paoluccio Anafesto.
Paoluccio Anafesto: il primo doge?
La tradizione veneziana indica Paoluccio Anafesto come il primo duca — il dux dal quale deriva la parola doge — scelto intorno al 697 per dare un governo unitario alle comunità della laguna. Giovanni Diacono, cronista veneziano vissuto secoli dopo gli avvenimenti, lo presenta come un uomo eminente di Eraclea e racconta il passaggio da un sistema di tribuni a un’autorità ducale.
Qui, però, la storia deve rallentare. Le testimonianze sono tarde e la figura di Paoluccio non è documentata con la sicurezza che possediamo per i dogi dei secoli successivi. La storiografia moderna considera possibile che il personaggio tradizionale sia il risultato di sovrapposizioni fra nomi, funzioni e memorie diverse. In altre parole: Paoluccio è fondamentale nella narrazione delle origini veneziane, ma la sua esistenza personale non può essere presentata come un fatto definitivamente provato.
È proprio questa incertezza a renderlo interessante. Venezia, città che nei secoli costruirà con cura i propri simboli, colloca all’inizio della propria storia un uomo che sembra quasi emergere dalla nebbia della laguna: abbastanza vicino alla storia da darle una forma, abbastanza lontano da diventare mito.
Oderzo, la terraferma che entra nella laguna
Il collegamento più solido con Oderzo non consiste nell’affermare che Paoluccio sia nato sicuramente a Opitergium. Questa appartenenza non è documentata. Il legame passa piuttosto attraverso Eraclea: il centro nel quale la tradizione colloca la sua elezione fu formato anche da comunità provenienti dall’area opitergina.
Nel VII secolo Oderzo è ancora un importante presidio bizantino della terraferma. La pressione longobarda e le successive devastazioni spingono parte della popolazione verso l’estuario. Non si spostano soltanto individui: insieme alle famiglie viaggiano esperienze amministrative, tradizioni religiose, reti di relazione e una memoria urbana maturata tra mondo romano e bizantino.
Per questo l’acqua non cancella la terraferma. La trasporta. Una parte di ciò che Oderzo era stato continua a vivere altrove, contribuendo alla formazione di nuove comunità lagunari.
San Magno e una città che si sposta
Anche la memoria religiosa racconta questo passaggio. La tradizione ecclesiastica lega il vescovo San Magno alla fuga da Oderzo e al trasferimento della comunità verso Eraclea, dove sarebbe stata portata anche la sede episcopale. È un’immagine potente: non soltanto persone che cercano riparo, ma una città che prova a ricostruire altrove le proprie istituzioni, i propri riti e la propria continuità.
Nelle origini veneziane politica e religione procedono spesso vicine. La laguna non è un vuoto da colonizzare, ma uno spazio nel quale strutture già esistenti vengono adattate a un ambiente nuovo. È così che il rifugio può diventare insediamento, e l’insediamento può diventare governo.
Oltre il romanzo: come nasce un mito politico
Ogni grande città ama cercare un punto preciso dal quale far cominciare la propria storia. Venezia, che in realtà nasce attraverso un processo lungo e frammentato, ha trovato in Paoluccio un possibile “primo nome”: il volto da collocare davanti a una serie destinata a durare più di mille anni.
Il mito del primo doge non serve soltanto a riempire una casella cronologica. Serve a raccontare il momento in cui comunità separate immaginano un’autorità comune. Anche se il personaggio storico resta discusso, la domanda che rappresenta è reale: come si governa un territorio fatto di isole, fiumi, paludi e interessi differenti, mentre attorno cambiano imperi, confini e alleanze?
La risposta non nasce subito nella forma della Serenissima. Il ducato rimane ancora legato a Bisanzio, le sedi del potere cambiano e l’equilibrio fra famiglie e comunità è instabile. Ma proprio qui compare un principio destinato a durare: Venezia comincia a pensarsi non come una somma di rifugi, ma come un soggetto politico.
Da Eraclea a Rialto: la città si mette in cammino
Nei secoli successivi il centro politico della laguna si sposterà. Dopo Eraclea verrà Malamocco; poi, all’inizio del IX secolo, il baricentro raggiungerà Rialto. È soltanto più tardi, tra IX e X secolo, che la civitas Rivoalti prenderà progressivamente la forma della civitas Venetiarum.
Questa sequenza cambia il modo di guardare Venezia. La città non emerge dall’acqua già compiuta: si sposta, prova, perde centri, ne costruisce altri. Prima delle facciate sul Canal Grande c’è dunque una lunga geografia di approdi. Prima della capitale c’è un arcipelago di tentativi.
Ed è qui che il Taccuino torna al romanzo. Anche nelle sue pagine Venezia non si lascia comprendere da un unico punto di vista: bisogna seguirla, passare da un luogo all’altro, accettare che ogni tappa mostri soltanto una parte del disegno.
Cronologia essenziale
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V–VII secoloDalla terraferma alla laguna Le invasioni e la pressione longobarda intensificano le migrazioni verso gli insediamenti lagunari.
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639 circaCittanova Eracliana La tradizione storica collega la fondazione di Eraclea anche ai profughi provenienti da Oderzo.
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697 circaIl primo doge della tradizione Le cronache collocano l’elezione di Paoluccio Anafesto come primo duca delle comunità lagunari.
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VIII secoloIl ducato prende forma L’istituzione ducale appartiene ormai alla realtà politica della Venezia marittima, ancora legata a Bisanzio.
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IX–X secoloVerso la Venezia di Rialto Dopo lo spostamento del centro politico a Rialto, la città assume progressivamente la propria identità veneziana.
Eraclea – Cittanova
Apri la posizione dell’area di Cittanova di Eraclea, il paesaggio nel quale si collocano le prime vicende politiche della Venezia marittima.
Paoluccio resta sulla soglia, in bilico tra documento e leggenda. Dietro di lui, però, il movimento è reale: Oderzo perde uomini e memoria, Eraclea li raccoglie, il ducato cerca una forma e il centro della laguna comincia lentamente a spostarsi verso Rialto. Il viaggio può quindi lasciare il nome del primo doge e seguire ciò che nasce dopo di lui: una città che non è ancora Venezia, ma ha già cominciato a diventarlo.