B-DAY
Estratto
Quando tutto funziona, nessuno pensa a quanto sia fragile. Basta un giorno perché la comodità diventi dipendenza.
La comodità è una delle più grandi forme di dipendenza.
Estratto dal libro
La domanda che rimane
Non cercavo una catastrofe. Cercavo di capire come funziona ciò che, quasi sempre, funziona.
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Questo libro non nasce dalla paura che tutto possa rompersi. Nasce, semmai, dalla cosa opposta. Dal fatto che quasi tutto funziona quasi sempre.
Premiamo un interruttore e la luce si accende. Avviciniamo una carta a un terminale e il pagamento passa. Apriamo un rubinetto e arriva acqua potabile. Scriviamo un indirizzo sul telefono e una mappa ci dice dove andare. Mandiamo una fotografia dall’altra parte del mondo e, qualche secondo dopo, qualcuno la guarda.
Sono gesti così normali che abbiamo smesso di considerarli tecnologici. Sono diventati semplicemente vita.
Ed è forse questo il risultato più straordinario dei sistemi complessi: quando funzionano bene, riescono a nascondere quasi completamente il lavoro necessario per farli funzionare.
Non pensiamo alla centrale mentre accendiamo una lampada. Non pensiamo ai data center mentre leggiamo una mail. Non pensiamo alle reti di compensazione mentre paghiamo un caffè. Non pensiamo ai protocolli, alle fibre, ai trasformatori, alle pompe, ai satelliti o alle persone nei centri di controllo.
Naturalmente.
Se dovessimo ricostruire mentalmente l’intera catena ogni volta che apriamo una porta automatica, probabilmente torneremmo alle chiavi per sfinimento.
Il sistema funziona proprio perché può permettersi di diventare invisibile.
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La giornata nel ristorante mi aveva dato un motivo per guardare sotto quella superficie. Per capire qualcosa, però, dovevo uscire dalla mia esperienza: cercare episodi diversi, confrontarne le conseguenze e prestare attenzione anche ai guasti che non erano diventati disastri.
Questi ultimi sarebbero stati particolarmente preziosi. Quando un sistema assorbe un problema, spesso lascia poche tracce nella memoria di chi lo usa. Qualcuno interviene, una riserva entra in funzione, il servizio continua. Per le persone, è una giornata normale. Per chi vuole capire come tengono insieme le cose, può essere una giornata molto istruttiva.
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Il percorso di questo libro attraversa epoche e tecnologie lontane fra loro. Partiremo da società senza elettricità, incontreremo acquedotti, porti e mulini, poi seguiremo il telegrafo, le reti elettriche, le telecomunicazioni e il software, fino ai servizi digitali e all’intelligenza artificiale.
In ogni passaggio guarderemo che cosa permetteva alle persone di continuare a vivere e lavorare, che cosa veniva meno durante una crisi e quali strumenti restavano disponibili per uscirne.
A un certo punto proveremo anche a dare una misura a ciò che osserviamo. Sarà un modo per mettere alla prova le idee, rendere espliciti i criteri e riconoscere ciò che i dati possono dirci. E ciò che ancora non sappiamo.
Vorrei che, alla fine, questo viaggio lasciasse anche un’abitudine: accorgersi delle dipendenze prima che siano loro a richiamare la nostra attenzione.
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Per cominciare, dobbiamo chiarire una cosa apparentemente semplice. Che cosa significa davvero quando diciamo che un sistema «non funziona»?
Deve essere tutto spento? Devono essere rotti tutti i suoi componenti? Oppure può accadere che quasi tutto sia ancora lì e che, nonostante questo, alcune cose importanti non siano più possibili?
Partiamo da una funzione che scompare. E dalla domanda più semplice che possiamo farle:
che cos’altro porta via con sé?